Juventus vergogna d’Italia
Grazie all’ennesima sparata di Blanc “per noi juventini gli scudetti sono 29″, questo articolo di Paolo Ziliani pubblicato 3 anni fa, torna attuale più che mai. Lo ripropongo integralmente.
Dunque, la notizia vera – quella che naturalmente non finisce nei titoli dei giornali – è che la tentata conciliazione tra Juventus e Figc presso la Camera di conciliazione del Coni è naufragata, venerdì 18, perchè una delle due parti non aveva, in realtà, alcuna intenzione di conciliare: la parte in questione è la Juventus. A dichiararlo, papale papale, è stato il conciliatore stesso, l’onorevole e avvocato Angelo Piazza, che al termine dell’incontro ha spiegato: “Ho dovuto rilevare l’impossibilità di un accordo tra la Federcalcio e la Juventus. La Juventus chiedeva la serie A, mentre non ha ritenuto di accettare in subordine la discussione sui punti di penalizzazione o la squalifica del campo. Ho dovuto prendere atto che non ci poteva essere spazio per nessuna conciliazione”.
Per capirci: la Figc aveva dato la sua disponibilità a rivedere ammende, squalifiche del campo e a limare – nonostante il parere sfavorevole del Commissario Rossi – qualche punto di penalizzazione in classifica. Ma la discussione non è nemmeno cominciata perchè la Juve, nelle persone del suo presidente (Cobolli Gigli), del suo amministratore delegato (Blanc) e dei suoi avvocati (Zaccone & company), ha ribadito che la sua unica volontà era ed è: restare in serie A.
Su che basi (e con che faccia) il nuovo management della Juve esprima questa richiesta non è dato sapere: soprattutto ricordando che l’avvocato Zaccone, dopo la richiesta del procuratore Palazzi – che alla Caf aveva chiesto la condanna della Juve alla serie C -, in risposta al presidente Ruperto aveva detto di ritenere “accettabile e congrua” una sanzione di “serie B con penalizzazione”. Esattamente la sanzione comminata dalla Caf (B con – 30), poi notevolmente ridotta in sede di Corte Federale (B con – 17).
In attesa dei minacciati ricorsi della Juve alla giustizia ordinaria (Tar del Lazio e via discorrendo), sarà bene dire che il comportamento dei nuovi dirigenti juventini – cento giorni dopo l’esplosione del più grande scandalo della storia del calcio – è vergognoso, volgare e diseducativo nè più nè meno di quanto lo fu il comportamento di Moggi e Giraudo. I dirigenti della Juventus non vogliono saperne – nè più nè meno – di accettare e di inchinarsi alle sentenze dei giudici: anzi, vogliono essere loro a valutare la gravità dei reati commessi e a decidere le “giuste” sanzioni. Partendo da questo aberrante principio, hanno deciso che la Juve non può essere punita più duramente di Lazio e Fiorentina: quindi, dev’essere riammessa in serie A. Qualunque altra condanna non sarà accettata.
Quel che colpisce, in questa strana e inquietante estate del calcio di casa nostra, è l’indifferenza con cui il pianeta-pallone segue le evoluzioni, sempre più ardite, di Cobolli Gigli e della sua band. C’è il rischio, concreto, che l’arroganza e il senso d’impunità del club bianconero facciano slittare ulteriormente l’inizio dei campionati, paralizzando l’attività. E dopo averci fatto vergognare agli occhi del mondo per gli imbrogli e le malefatte, continuate e reiterate, dei suoi vecchi dirigenti, la Juventus rischia ora di raddoppiare il senso di vergogna dando al mondo l’idea di un’Italia che non riesce a punire un banda di furfanti perchè loro, i furfanti, si rifiutano di essere puniti. Anzi, vogliono decidere come. E quanto.
Ricordate? Era metà maggio e qualcuno ci raccontò la storia di un glorioso club di calcio, la Juventus, che era caduto in disgrazia e aveva deciso di voltare pagina. Beh, contrordine: era una favola.










