Ciao Imperatore

F.C. Internazionale comunica che il contratto di lavoro sportivo con il calciatore Adriano Leite Ribeiro è stato consensualmente risolto con effetto a partire dal 1° aprile 2009.
Chissà senza quelle tre fiscalissime giornate, giunte proprio nel momento in cui stava tornando a riacquistare fiducia in se stesso ed a giocare bene… chissà se la palla finita su quel dannato palo contro il Manchester fosse entrata… chissà… magari adesso staremmo raccontando un’altra storia.
Termina dunque così, con un gelido comunicato (tuttavia largamente previsto), la storia di Adriano all’Inter. Peccato è il termine più appropriato che riesco a trovare e i motivi sono tanti. Peccato perchè va via un uomo che avrebbe potuto scrivere pagine molto importanti della nostra storia, peccato perchè tutto il mondo dello sport perde uno dei talenti naturali più potenti ed esplosivi che il calcio ricordi, peccato perchè in fondo, avremmo dovuto venderlo molto tempo fa.
Paolo Mettel (‘Uomo d’impresa e di cultura che puoi trovare un giorno a Londra e un altro a Singapore’, così lo descrive Candido Cannavò nel suo articolo), nell’ormai lontano giugno del 2005, aveva consigliato a Moratti di vendere l’Imperatore. Grazie a quell’operazione l’Inter avrebbe intascato più di 100 milioni e tutti noi, dal presidente all’ultimo dei tifosi, ci saremmo risparmiati gli anni della lunga agonia del brasiliano.
Ecco perchè le dichiarazioni di Ibrahimovic non mi sfiorano neanche: “Ho un contratto con l’Inter e mi trovo bene qui. Ma allo stesso tempo vorrei provare qualcosa di nuovo, visto che sono in Italia da 5 anni. Ho vinto tutto in Italia e ho imparato molto. Ma c’è un momento nella vita, come quando ero all’Ajax, in cui dici a te stesso che vuoi provare qualcosa di diverso“.
E sposo in pieno la filosofia di Tronchetti Provera: “Ibrahimovic è un grandissimo campione, ma credo che di fronte a 100 milioni di euro sarebbe difficile rifiutare“.
Bandiere a parte, i giocatori passano, in certi casi è amore, in altri sesso, ma non è mai per la vita. I colori e la società no. Quelli sono per sempre.
P.S.
Caro presidente, se ti dovesse ricapitare un pranzo con Paolo Mettel, per piacere, stallo a sentire.











Riflettendo penso che Ibra sia stato l’unico che abbia avallato il 4-3-3 di Mourinho. Ricordate la brutta partita contro l’Atalanta? Non credete che sia stato un segnale della squadra che cercava d’imporre il consueto 4-4-2 al nuovo tecnico? E se quella sera si fosse arrivati ad un compromesso? Se il portoghese si fosse espresso ‘bene, facciamo a modo vostro, ma così la Champions non la vinciamo’? Visto in quest’ottica il mal di pancia dello svedese acquisterebbe un significato diverso e si spiegherebbero molte cose.
Contento lui,contenti tutti.Noi fratelli interisti lo abbiamo sempre rispettato,papà Moratti con mamma Inter lo hanno sempre coccolato.Siamo stati una bella famiglia!!!
Un salutone a tutti voi
Iacopo
Inter club Monopoli
È proprio come dici tu, il cuore che mettono in campo giocatori come Cambiasso, Zanetti, Cordoba, Materazzi, solo per citarne alcuni, è encomiabile e viene prima di tutto, gente così non si dimentica. I fenomeni come Ibra invece… che dire… godiamocelo finché dura, in fondo, gli anni migliori li sta spendendo da noi.
Questa mattina ho acceso il computer più sereno dopo le parole di Cesar a “Special 100 one”, le parole di un giocatore all’apice della carriera, un giocatore che ama la maglia che indossa, ma soprattutto che ha la testa sulle spalle. E’ vero non ci sono più bandiere eppure Zanetti=Inter, Cambiasso che litiga con Cassano che incita la folla blucerchiata e gli dice “questa è casa nostra”, sono esempi di giocatori che l’Inter la sentono nel cuore.
Adriano ha sempre avuto la mia fiducia. Sono salito a Brunico per sostenerlo, incitarlo. Ho esultato ad ogni suo goal sperando fosse lo “start” di un nuovo periodo felice…ma piano piano, come un ‘amore che si consuma, l’indifferenza s’impadronisce dei setentimenti e questo addio ora è un solievo. Quanto ad Ibra, se lo avessi qui difronte, gli direi grazie per tutti i suoi splendidi goal e al tempo stesso gli darei un pugno su quel suo buffo nasone e gli ricorderei che esiste una parola che si chiama “RISPETTO” e questo ce lo deve, non fosse anche solo perchè lo ha sempre ricevuto! C’è un momento e ci sono persone alle queli dire “voglio cambiare” e non sono giornalisti qualsiasi a 6 giornate da uno scudetto che ancora non è ben saldo sul petto.
Sul mio blog ho scritto solo poche parole, ma penso sia chiaro che non avrei potuto scrivere molto di più senza far trasparire con assoluta certezza la rabbia e magari oltrepassare il limite.
Un saluto
Sergio
C’èSolol’Inter!!!|ilBlog