Tarallucci e vino

2009 Gennaio 8

1 anno e 6 mesi per Luciano Moggi e un anno e 2 mesi per il figlio, con l’accusa di violenza privata e minacce. Assolti gli altri imputati Franco Zavaglia, Davide Lippi, Francesco Ceravolo e Pasquale Gallo. È caduta così l’accusa di associazione a delinquere. Non ci saranno comunque conseguenze pratiche per i due Moggi. I giudici, che hanno concesso le attenuanti generiche, hanno disposto la sospensione della pena che sarà sospesa per l’indulto poiché i fatti sono avvenuti prima del maggio 2006.

Cobolli Gigli dopo le sentenze del processo Gea: “Se ci saranno altre sentenze miti o assolutorie, allora significa che la Juventus non era così colpevole. Sia Luciano Moggi che suo figlio Alessandro hanno avuto condanne molto più miti di quelle che avevano proposto i pubblici ministeri. Se in futuro constateremo che ci saranno altre assoluzioni o sentenze miti, allora dovremo avere la coscienza che gli scudetti della Juventus sono 29 e non due di meno, che ci sono stati tolti“.

Questi fatti confermano che:

  1. L’attuale dirigenza bianconera non rinnega gli errori del passato, pertanto, le motivazioni che indussero i giudici a punire il club di Torino con la B, anzichè con la C, sarebbero da rivedere.
  2. Cobolli Gigli mischia il processo di Napoli con quello di Roma e lo sportivo con il penale.
  3. Moggi accoglie la condanna come un’assoluzione. Tirate voi le somme…

La cosa più giusta la dice molto probabilmente Franco Zavaglia, ex amministratore delegato della Gea: “Sono contento perchè alla fine la giustizia, rispetto a tutto il processo mediatico che c’è stato ha avuto ragione. Il sistema c’era prima e non è cambiato proprio nulla. Peccato che il senso delle sue parole sia l’esatto contrario di quanto avvenga nella realtà. Il timore che nulla sia cambiato cresce sempre di più. L’idea che tutti gli attacchi mediatici contro l’Inter, siano serviti a preparare lo stomaco dell’opinione pubblica per farle digerire l’ennesima condanna farsa del calcio italiano, è sempre più forte. In un Paese così, l’unico nostro errore è forse stato proprio quello di non aver mai cercato di corrompere un arbitro.

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