Quegli scudetti vinti sul campo

Due campionati, uno giocato sul campo, l’altro parallelo, che si giocava prima durante e dopo le partite, ed era rimesso nelle mani di Moggi, Giraudo e dei loro interlocutori. E si può affermare che il primo campionato è diretta conseguenza di quello che si gioca nelle stanze del potere. Ciò che salta agli occhi è la logica del vincere a tutti i costi che pervade la Juve e l’organizzazione illecita che la governava e che in percentuale minore emerge anche da parte del Milan che però non possiede capacità analoghe a quelle dell’organizzazione bianconera. È una storia nella quale i protagonisti parlano di se stessi come di una organizzazione, una congrega di Luciano Moggi che cerca o riesce ad alterare più incontri di seria A nell’interesse della Juve e contemporaneamente ad alterare le partite che riguardano l’antagonista, il Milan. Squalifiche e ammonizioni possono tornare utili dopo, come il caso della Reggina, squadra di modeste ambizioni che riesce a fare quello che agli altri non riesce solo perché squadra satellite, alleata, amica. Nel corso della requisitoria sono emerse le polizze assicurative stipulate da Giraudo con Paolo Bergamo, designatore arbitrale e all’epoca dei fatti agente generale dell’Ina Assitalia. Le polizze furono poi liquidate alla Juventus per un importo di un milione e 800 mila euro e un milione e 32 mila euro. Non sono operazioni illecite ma hanno rilevanza perché dimostrano un intreccio di rapporti. Piaccia o non piaccia agli imputati non ci sono mai telefonate tra Bergamo o Pairetto con il signor Moratti, sono balle smentite dai fatti. Nelle migliaia di intercettazioni ci sono solo quelle persone (gli attuali imputati), perché solo quelle colloquiavano con i poteri del calcio. I cellulari erano intercettati 24 ore su 24: le evidenze dei fatti dicono che non è vero che ogni dirigente telefonava a Bergamo, a Pairetto, a Mazzino o a Lanese: le persone che hanno stabilito un rapporto con questi si chiamano Moggi, Giraudo, Foti, Lotito, Andrea Della Valle e Diego Della Valle. E ciò vale anche per le schede occulte, cioè le schede sim segrete che Moggi aveva fornito a arbitri e designatori. Schede del signor Moratti non ce ne sono, ci sono invece quelle schede di cui abbiamo parlato. Scegliersi gli arbitri, attraverso pressioni sui designatori e intervenendo sulle griglie, è come aggiustare sentenze. Sarebbe come se un presidente del tribunale stabilisse la composizione dei collegi insieme con gli imputati e come se gli imputati chiedessero e ottenessero di avere quei determinati magistrati che li devono giudicare. E sarebbe come se prima, durante e dopo la camera di consiglio, attraverso schede riservate arrivassero anche telefonate di sollecitazione: ciò produrrebbe sentenze aggiustate o combinate. E tutto questo si chiamerebbe associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari. Vi è la prova granitica di come far parte di questo gruppo di potere fa grande differenza in termini di carriera e di retribuzione. Se si era graditi, si arbitravano più partite, e più partite di cartello, c’era la possibilità di arbitrare incontri internazionali, guadagnando prestigio, considerazione, potere e anche denaro.
Fonte Il Messaggero.it










