Epilogo
Come l’Inter vinse, tra polemiche e veleni,
il 16° scudetto nell’anno del centenario.
ULTIMA PARTE

“Sono preoccupato: non ci sono dubbi sui nostri gol. Di che si parla questa sera? Le trasmissioni TV serali le faranno lo stesso?”. (Roberto Mancini al termine di Inter-Livorno)
Campioni d’Italia con 5 giornate d’anticipo e un vantaggio di 22 punti dalla seconda, 17 vittorie consecutive, 15 vittorie in trasferta di cui 11 consecutive, 30 vittorie in un solo girone, 97 punti in 38 partite di cui 49 ottenuti in trasferta, nessuna sconfitta fuori casa, una sola sconfitta in tutto il campionato. Questi numeri valgono all’Inter il soprannome di Corazzata Nerazzurra nell’anno dello scudetto dei record 2006/2007.
Questo è il biglietto da visita che i nerazzurri presentano ai contendenti della settantanovesima edizione della Serie A: “L’annata migliore di sempre”, ci racconta “SKY”. Per affrontare al meglio la nuova stagione, il club di Massimo Moratti si rafforza ulteriormente, grazie al mercato estivo si aggiungono alla rosa Campione d’Italia: Chivu, Jimenez, Pelè e Rivas. Forte di un organico già d’acciaio l’Inter si concede quindi il lusso di realizzare una campagna acquisti intelligente, poco dispendiosa e proiettata nel futuro.
Chi avrebbe mai potuto immaginare che Jimenez, Pelè, Rivas e Balotelli (il gioiello dalla Primavera esordirà in Serie A il 16 dicembre nel finale di Cagliari-Inter) sarebbero stati determinanti per la vittoria del sedicesimo tricolore? Quel titolo passerà alla storia come lo “Scudetto del Centenario”, perché un secolo prima, il 9 marzo 1908, nasceva il Football Club Internazionale Milano. Quella sera di cento anni fa i dirigenti del Milan si resero protagonisti dell’unico gesto sensato di tutta la storia del club rossonero: 44 dissidenti mollarono quella squadraccia e fondarono l’Inter, dando così vita alla più bella storia d’amore di sempre.
“La fondazione dell’Inter è la testimonianza che nella vita, se hai buona volontà e t’impegni al massimo, puoi arrivare in alto anche partendo da umili origini“. (Avvocato Giuseppe Prisco 1921/2001)
Il campionato 2007/2008 comincia subito male, i più superstiziosi credono che l’anno bisestile non porti nulla di buono e in casa Inter si sa, la superstizione conta da sempre (in verità nel corso di questa stagione, Massimo Moratti confesserà di aver smesso d’adottare riti scaramantici in quanto si sono sempre rivelati inefficaci). Nella prima giornata vincono tutte le grandi e vincono bene: la Roma passa 0-2 a Palermo, il Milan 0-3 a Genova contro la squadra del Grifone e la neopromossa Juventus rifila un sonoro 5-1 al Livorno. L’Inter pareggia in casa 1-1 contro l’Udinese (l’unico club che l’anno precedente non riuscì mai a battere) e la strada per la nuova avventura è subito in salita. Ma sarà un breve pendio, la svolta arriverà cinque giornate dopo. Al sesto turno di campionato è già scontro diretto, si gioca infatti Roma-Inter. I nerazzurri vinceranno 1-4 in casa dei giallorossi e prenderanno in solitudine la testa della classifica senza più lasciarla. Ma non filerà tutto liscio.
L’Inter si ritroverà infatti decimata dagli infortuni, nel corso della stagione perderà Materazzi (che non ritroverà più una buona condizione fisica), Dacourt, Cesar, Samuel, Figo e Cordoba, inoltre Chivu e Stankovic giocheranno soffrendo per tutto l’anno, il primo a causa di una spalla malconcia (verrà infatti operato subito dopo la dipartita della sua Nazionale da Euro 2008) e il secondo per via della tallonite che gli impedirà di esprimersi al meglio. Vieira e Cambiasso infine verranno a mancare in momenti davvero delicati e la loro assenza peserà parecchio.
A partire dalla sera di domenica 20 gennaio 2008, un susseguirsi di attacchi mediatici senza precedenti nella storia del calcio italiano, saranno la causa di fortissime pressioni sulla classe arbitrale e sul sistema nervoso della Banda Mancini. Questi tentativi mediatici destabilizzanti, andranno a complicare una situazione già difficile e contribuiranno non poco a condurre l’Inter ad un passo dal perdere lo scudetto.
Le doppie ammonizioni che costringono una rosa già decimata ad affrontare il girone di ritorno spesso con l’uomo in meno avranno un impatto devastante sulla classifica dei nerazzurri, che riusciranno a confermarsi Campioni per la terza volta consecutiva soltanto all’ultima giornata. Per tutto il girone di ritorno i giornalisti non metteranno mai in evidenza gli episodi a sfavore dell’Inter, come il gol in fuorigioco di Camoranesi al Meazza o quello annullato ad Ibrahimovic contro l’Udinese a causa di un fallo inesistente, canalizzeranno invece l’attenzione dell’opinione pubblica su episodi dubbi e contestabili, come il fuorigioco millimetrico di Cambiasso contro il Catania o come il rigore concesso ai nerazzurri nella penultima giornata contro il Siena, emblematico a tal riguardo il titolo del Corriere dello Sport dedicato all’errore dal dischetto di Materazzi: “Non sono ancora riusciti a far vincere lo scudetto all’Inter”. Gli arbitri sbagliano parecchio, ma lo fanno in ogni direzione, purtroppo dai giornali, dalle radio e dalle TV arriva tutt’altro messaggio.
Le polemiche accompagneranno l’Inter fino all’ultima giornata di campionato. Anche nel giorno del trionfo non sono state risparmiate critiche ai Campioni d’Italia, mi vengono in mente i “pianti” di De Rossi, Doni e Pradè a proposito degli aiutini che avrebbero agevolato il cammino ai nerazzurri durante la prima parte della stagione. Ammesso che sia vero, per tutto il girone di ritorno l’Inter ha pagato un prezzo talmente alto in termini di critiche e polemiche, da indurre la classe arbitrale a penalizzarla oltre misura.
Ci sarà anche un momento in cui la Roma si troverà davanti, un momento lungo un’eternità, un momento lungo 54 infiniti minuti: nell’ultima giornata di campionato, dall’8′ del primo tempo di Catania-Roma, al 17′ del secondo tempo di Parma-Inter, da quando Vucinic porterà in vantaggio la sua squadra, a quando Ibrahimovic, sotto una pioggia battente, in mezzo alle pozzanghere e con un ginocchio dolorante ci regalerà la prima di due gemme che rimarranno per sempre nei nostri cuori e nella storia del calcio.
Già, ci hanno provato e ci sono quasi riusciti a far perdere lo scudetto all’Inter. Le hanno tentate davvero tutte, hanno sfruttato i media, pressato gli arbitri, chiesto aiuto alla politica, i gufi si sono prestati volentieri al gioco mentre la sfiga si sa, non vede il denaro. Alla fine vinceranno i più forti: quelli che hanno saputo lottare contro tutto e tutti, come disse Ibra incrociando i giornalisti nel giorno della vittoria: “Voi parlate, io gioco”.










