Terza stella

2009 Novembre 20

L’allenatore boemo sostiene di essere stato “fatto fuori” da Luciano Moggi.

Zdenek Zeman: “Ho allenato in pace fino al ‘98, poi si è scoperto che Moggi non mi voleva in squadre tipo Bologna e Palermo. Alla settima giornata, dopo il pareggio del mio Napoli a Perugia, fui esonerato: noi facemmo una grande partita, vincevamo e ci fu fischiato contro un rigore inesistente. In tv fui esonerato dal signor Corbelli“.

L’ex presidente del Bologna, Gazzoni Frascara: “Volevo prendere Zeman, ma Moggi me l’ha vietato“.

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2009 Novembre 14

sian_17208459_28080Matteo Trefoloni: “Moggi aveva un peso in federazione e all’associazione arbitri“.

Emilio Morganti: “Decisi che volevo arbitrare la Juventus, lo chiesi esplicitamente al designatore di C, Mazzei. Lui rispose secco: ‘Per quel club devi chiedere a Pairetto’. Mi colpì, e fermai ogni richiesta. Mi avrebbe poi colpito il fatto di vedere il nostro designatore Pairetto alle partite di Champions League della Juventus. Era nella tribuna migliore, insieme ai dirigenti della società. Lui e i suoi due figli“.

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Piangina

2009 Novembre 11

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Aldo Spinelli: “Contro il Livorno non ho visto un eccesso di falli dell’Inter. Hanno mostrato grinta e carattere. L’avessimo noi del Livorno questo atteggiamento. Però domenica sera con la Roma hanno picchiato un po’. Ma non per cattiveria, penso sia stata una conseguenza della stanchezza per la partita di Kiev in Champions League. E, quando non sei al top, entri in ritardo e il fallo è dietro l’angolo“.

Pietro Lo Monaco: “Non mi pare giusto parlare di fallo sistematico. Penso che l’impressione di una certa prepotenza in campo derivi semplicemente dal grande divario fisico tra i calciatori nerazzurri e gli avversari. Quando si scontrano un Tir e un’utilitaria, è normale che sia la seconda a uscirne più danneggiata. È più o meno quello che accade quando gioca l’Inter…”.

Pasquale Marino: “Inter-Udinese è stata una partita normale: falli da una parte e dall’altra. Ma sono stati tutti interventi normali. Poi è ovvio che ci sono squadre che hanno giocatori molto potenti e altre, come la nostra, che puntano su elementi brevilinei e veloci. Facilmente saranno le prime a impressionare per la fisicità del loro gioco“.

Tomamso Ghirardi: “A malincuore devo dire che tra noi e l’Inter c’è una differenza di struttura fisica e tecnica talmente evidente che sarebbe ingiusto parlare di gioco duro dei calciatori nerazzurri. Non voglio contraddire Ranieri, ma in occasione della partita contro la mia squadra non ho notato nessuna ruvidezza. Mi sono accorto solo di questo notevole divario atletico“.

Massimiliano Allegri: “L’Inter non è una squadra che ricorre spesso al fallo sistematico o abusa della sua potenza. La rosa di Mourinho è più forte delle altre anche sotto l’aspetto puramente atletico, ma secondo me, guardando alla gara giocata contro di noi o ad altre osservate in televisione, non si è mai andati oltre il lecito“.

Inter-Roma 1-1

2009 Novembre 9
di Massimo

Inter vs Roma

Questa partita va letta alla lunga distanza, usciamo molto bene da un turno complicatissimo, alzi la mano chi, due settimane fa, non avrebbe sottoscritto l’attuale situazione. Passiamo da ultimi a primi nel girone di Champions e in Campionato incrementiamo il vantaggio sulla seconda.

Rocchi si conferma un arbitro davvero scarso, basta paragonare la sua direzione di gara a quella di qualunque partita europea per rendersene conto. Fischia tutto, falli e non, rendendo il gioco spezzettato contribuisce non poco a rovinare lo spettacolo di Inter-Roma. Ritmo partita compromesso anche dai continui gesti teatrali dei romanisti, che al primo soffio di vento si tarantolavano per terra come in preda a inenarrabili atroci sofferenze. Sbalorditivo come si rimettevano velocemente in piedi una volta raggiunto lo scopo della preziosissima perdita di tempo.

Trovo quasi incredibile che Ranieri abbia trovato la faccia tosta di rilasciare simili dichiarazioni nel post partita, salvo comunque ritrattarle in qualche maniera pochi minuti dopo, nel corso della seconda conferenza. Non mi meraviglia più invece il commento di RAI Stereo 1 al termine della gara, allineato e coperto con le lacrime dell’allenatore romano: “Sono colpi di fortuna che ti possono cambiare una stagione“, hanno trovato il coraggio di dire parlando di Dinamo Kiev-Inter, i commenti sui favori arbitrali ai nerazzurri invece ve li risparmio.

Juventinità

2009 Novembre 7

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La Juventus ha tenuto un comportamento processuale apprezzabile perché improntato a lealtà e correttezza; ha dimostrato inoltre, con l’opera di rinnovamento societario già attuata, di riconoscere gli errori commessi nel passato per il tramite dei suoi dirigenti e di avere iniziato un processo di rigenerazione; di conseguenza la sanzione richiesta dalla procura federale deve essere notevolmente attenuata”.

Recitava così la sentenza del 14 luglio 2006, grazie alla quale i bianconeri uscivano dall’intricata situazione di Calciopoli dovendo scontare semplicemente un annetto in serie B. Per fatti del genere qualunque altra nazione avrebbe radiato dall’albo il club torinese.

Mentre dal processo di Napoli continuano ad emergere porcherie, Manfredi Martino ha parlato di come venivano pilotati i sorteggi degli arbitri, durante l’udienza di ieri Cobolli Gigli scopre finalmente le carte e confessa l’ipocrisia delle parole pronunciate quella celebre estate: “Il difficile venne quando decidemmo di lasciar perdere ogni rivalsa perchè l’Uefa avrebbe giudicato la nostra decisione in modo punitivo. Fu sensato, non avessimo fatto così avremmo avuto l’ostracismo del mondo del calcio“.

In mezzo alle farneticanti rivendicazioni di vittorie ottenute sul campo (quando c’era campo, inteso come copertura della rete telefonica, sarebbe più corretto dire), fanno quasi tenerezza le dichiarazioni di Giorgio Chiellini che commenta così la vittoria dell’Inter a Kiev: “Hanno fatto un gran secondo tempo e meritavano il pareggio. Poi sono stati tanto fortunati e purtroppo non è la prima volta che accade. Solo che vincendo partite così, poi svolti nella stagione. Adesso loro hanno più linfa e nuova forza: dobbiamo esserne preoccupati“.

Si potrebbero ricordare al difensore bianconero tutti gli episodi fortunati che hanno contraddistinto le reti della Dinamo, e quelli sfortunati che hanno caratterizzato le mancate realizzazioni dei narazzurri nell’arco dei 180′, ma in fondo, ne vale la pena?

La terza stella della Juventus è una volgare bugia, raccontata anche male. Come volgari e patetiche sono le bugie pronunciate dai dirigenti bianconeri e dai suoi giocatori più rappresentativi. A questo punto mi chiedo se non sarebbe lecito spedirli in serie C.

P.S.
Chissà come mai Blanc non ha più risposto a Ranieri: “Stia molto calmo, perchè io avrei molte cose da dire sulla scorsa stagione“.

Dinamo Kiev-Inter rewind

2009 Novembre 5
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di Massimo

SOCCER-CHAMPIONS/

Sono le partite come quella di ieri sera che ti ricordano quanto sia bello avere la fortuna di essere interisti. La squadra ha messo in campo tutto quello che aveva, anzi, di più. Potrei parlare di uno Sneijder che recupera miracolosamente da un infortunio non proprio leggerissimo per essere giusto in tempo decisivo, di un Milito semplicemente immenso, di un Balotelli che ogni volta che entra in campo cambia volto alla squadra, di un Mourinho maestro supremo di tattiche e strategie o di un compleanno del Presidente dei Presidenti onorato al meglio, ma non è mia intenzione annoiarvi oltre con osservazioni che ormai tutti hanno largamente evidenziato.

Non abbiamo vinto nulla, è chiaro. Siamo interisti, non siamo certo gente che riesce a saziare l’appetito con la vittoria di una singola gara, ma sono le partite come quella di ieri che ti riempiono d’orgoglio e ti rendono fiero di poterti fregiare del titolo di “bauscia”.

Domani i ragazzi torneranno ad allenarsi e noi riprenderemo il nostro lavoro di “polizia mediatica”, ma non stasera, oggi è stato un gran giorno e com’è giusto che sia, ce lo godiamo fino in fondo.

Dinamo Kiev-Inter 1-2

2009 Novembre 4

Dynamo Kiev vs Inter - UEFA Champions League 2009-2010 matchday

L’Inter che ho sempre sognato di vedere finalmente è una dolce realtà.

Fabio Caressa perde la voce durante l’azione dell’ultimo gol di questa indimenticabile partita.

Livorno-Inter 0-2

2009 Novembre 1
di Massimo

SOCCER-ITALY/

Senza esplosioni nucleari, senza stelle di latta, senza giocare a calcio, semplicemente +7.

L’unico rischio della partita lo corriamo al 37′, quando l’arbitro Morganti regala una punizione dal limite al Livorno per un fallo inesistente di Lucio (che viene pure ammonito). Il punteggio era ancora fermo sullo 0-0 e Julio Cesar salva il risultato grazie ad una parata formidabile.

Juventus vergogna d’Italia

2009 Ottobre 30

cover_blanc_stadioGrazie all’ennesima sparata di Blanc “per noi juventini gli scudetti sono 29″, questo articolo di Paolo Ziliani pubblicato 3 anni fa, torna attuale più che mai. Lo ripropongo integralmente.

Dunque, la notizia vera – quella che naturalmente non finisce nei titoli dei giornali – è che la tentata conciliazione tra Juventus e Figc presso la Camera di conciliazione del Coni è naufragata, venerdì 18, perchè una delle due parti non aveva, in realtà, alcuna intenzione di conciliare: la parte in questione è la Juventus. A dichiararlo, papale papale, è stato il conciliatore stesso, l’onorevole e avvocato Angelo Piazza, che al termine dell’incontro ha spiegato: “Ho dovuto rilevare l’impossibilità di un accordo tra la Federcalcio e la Juventus. La Juventus chiedeva la serie A, mentre non ha ritenuto di accettare in subordine la discussione sui punti di penalizzazione o la squalifica del campo. Ho dovuto prendere atto che non ci poteva essere spazio per nessuna conciliazione”.

Per capirci: la Figc aveva dato la sua disponibilità a rivedere ammende, squalifiche del campo e a limare – nonostante il parere sfavorevole del Commissario Rossi – qualche punto di penalizzazione in classifica. Ma la discussione non è nemmeno cominciata perchè la Juve, nelle persone del suo presidente (Cobolli Gigli), del suo amministratore delegato (Blanc) e dei suoi avvocati (Zaccone & company), ha ribadito che la sua unica volontà era ed è: restare in serie A.

Su che basi (e con che faccia) il nuovo management della Juve esprima questa richiesta non è dato sapere: soprattutto ricordando che l’avvocato Zaccone, dopo la richiesta del procuratore Palazzi – che alla Caf aveva chiesto la condanna della Juve alla serie C -, in risposta al presidente Ruperto aveva detto di ritenere “accettabile e congrua” una sanzione di “serie B con penalizzazione”. Esattamente la sanzione comminata dalla Caf (B con – 30), poi notevolmente ridotta in sede di Corte Federale (B con – 17).

In attesa dei minacciati ricorsi della Juve alla giustizia ordinaria (Tar del Lazio e via discorrendo), sarà bene dire che il comportamento dei nuovi dirigenti juventini – cento giorni dopo l’esplosione del più grande scandalo della storia del calcio – è vergognoso, volgare e diseducativo nè più nè meno di quanto lo fu il comportamento di Moggi e Giraudo. I dirigenti della Juventus non vogliono saperne – nè più nè meno – di accettare e di inchinarsi alle sentenze dei giudici: anzi, vogliono essere loro a valutare la gravità dei reati commessi e a decidere le “giuste” sanzioni. Partendo da questo aberrante principio, hanno deciso che la Juve non può essere punita più duramente di Lazio e Fiorentina: quindi, dev’essere riammessa in serie A. Qualunque altra condanna non sarà accettata.

Quel che colpisce, in questa strana e inquietante estate del calcio di casa nostra, è l’indifferenza con cui il pianeta-pallone segue le evoluzioni, sempre più ardite, di Cobolli Gigli e della sua band. C’è il rischio, concreto, che l’arroganza e il senso d’impunità del club bianconero facciano slittare ulteriormente l’inizio dei campionati, paralizzando l’attività. E dopo averci fatto vergognare agli occhi del mondo per gli imbrogli e le malefatte, continuate e reiterate, dei suoi vecchi dirigenti, la Juventus rischia ora di raddoppiare il senso di vergogna dando al mondo l’idea di un’Italia che non riesce a punire un banda di furfanti perchè loro, i furfanti, si rifiutano di essere puniti. Anzi, vogliono decidere come. E quanto.

Ricordate? Era metà maggio e qualcuno ci raccontò la storia di un glorioso club di calcio, la Juventus, che era caduto in disgrazia e aveva deciso di voltare pagina. Beh, contrordine: era una favola.

Dopo la perizia sul doping alla Juve, D’Onofrio non ha più lavorato per la FIGC

2009 Ottobre 30

giraudoagricola041126Di doping, inevitabilmente, si continua a parlare. Il calcio, al contrario di altre discipline che hanno trovato il coraggio di giudicare i propri eroi, è avvolto da una coltre di omertà, anche se in verità la sua occasione l’ha avuta nel processo di doping alla Juventus, ma l’ha sfruttata malissimo. Vi proponiamo un’intervista esclusiva per 24oredisport al Professore Giuseppe D’Onofrio, ematologo, docente e autore del libro “Buon sangue non mente” (Minimum Fax), che nel processo in questione si rivelò come il grande accusatore della società bianconera. D’Onofrio, un tempo, era uno dei consulenti della Federcalcio più richiesti. Stranamente, dopo la perizia shock stilata nel processo, la sua attività, in Italia, come perito ematologo subì una brusca quanto clamorosa frenata. Attraverso le pacate risposte di D’Onofrio intuiamo diversi elementi, a dir poco sconcertanti. Ricapitoliamo. La Juve, dopo due anni di processo ormai ad un punto morto, chiede che ci si affidi ad una perizia super-partes (la stessa che la inchioderà, almeno sulla carta). La scelta cade su D’Onofrio, consulente della Federcalcio. La Juve è piuttosto tranquilla. Forse sa che in virtù dei suoi legami con la Federcalcio non deve temere nulla. Dopo il processo, D’Onofrio scompare dalla Commissione Antidoping italiana, con la quale era abituato a lavorare da anni, ma continua la sua attività, con successo, a livello internazionale. Qualcosa non quadra…
Tornando alla sentenza, ecco cosa scrivevano i giornali all’indomani del verdetto del Processo (Giraudo assolto, Agricola condannato a 22 mesi), nel quale la Juventus era stata chiamata a rispondere di doping: “Nessuno può esultare”, “D’ora in avanti sarà tutto diverso”, “Un’ombra sugli scudetti”. Mura sulla Repubblica aggiungeva: “Questa sentenza è una brutta botta per la Juve, da qualunque parte la si guardi, getta una lunga ombra su quattro stagioni. Ma è una prima assoluta nel nostro calcio: la condanna del medico di una squadra di primissimo piano per frode sportiva e somministrazione di farmaci pericolosi. E anche la paroletta Epo (…) L’assoluzione di Giraudo è per insufficienza di prove, stupisce che la Juve la consideri un’assoluzione di tutta la società. E Lippi, quanto ne sapeva?”
Eppure dopo l’assoluzione per insufficienza di prove e la prescrizione, che alla fine, si sa, aggiusta tutto, il processo si è chiuso lasciando a tutti il pesante sospetto che il calcio non abbia appreso nulla da questa vicenda. Se non come issare barriere sempre più efficaci per difendersi dall’evidenza dei fatti. E autogiustificarsi, sempre e comunque.

Nel processo Lei è stato catapultato in un mondo, che di fatto rifiuta e delegittima qualsiasi tipo di giudizio e condanna proveniente dall’esterno. Che impressioni Le sono rimaste dopo l’esperienza del processo?
Io ho avuto la mia esperienza. Mi ero avvicinato al calcio perché mi era stato chiesto di partecipare come consulente alla Commissione Antidoping della FEDERCALCIO, prima del processo. Lì ho colto una certa voglia di portare avanti un progetto di antidoping. Premetto che tutto quello che le dirò riguarda il doping del sangue, perché è quello il mio campo. L’antidoping delle urine è un altro discorso. C’è sempre da fare la distinzione tra quella che è la ricerca di una sostanza nelle urine, che può essere positiva o negativa, e il discorso del doping del sangue che va approfondito attraverso lo studio dei profili ematologici. Attraverso i valori che si possono vedere dagli esami si può in qualche modo interpretare una situazione di uso di sostanze, anche se non è possibile individuarle e questo dipende dalla natura di questo particolare tipo di doping. Tornando a quello che stavamo dicendo prima, c’era quindi da parte della Commissione Antidoping una certa voglia e anche fretta di creare un protocollo che fosse basato sulla combinazione sangue-urine, che all’epoca (2002-2003) andava molto di moda. In questo ho colto sicuramente anche delle ragioni di immagine, di voler mostrare all’opinione pubblica che si lavorava in questo settore. Dall’altro lato c’era una resistenza dei vecchi medici del calcio, che avevano una certa reticenza a portare avanti questo discorso. C’era un grande rispetto per i calciatori, quasi un timore reverenziale. In realtà fare un prelievo ad un giocatore sembrava una cosa molto difficile, come se uno potesse danneggiare vene preziosissime. Tanto è vero che si decise di fare questi prelievi alla fine delle partite, cosa che va contro tutte le linee guida e i regolamenti internazionali. Anche perché la prestazione fisica modifica in qualche maniera i parametri. Lo sforzo produce una disidratazione o l’esatto contrario. Alla fine ero un po’ il responsabile di questo progetto e avevo accettato questa cosa come provvedimento temporaneo. In realtà quando ho visto che prima delle partite i calciatori facevano flebo, endovene, ecc… ho capito che quella era una situazione non corrispondente al vero. I calciatori erano abituati a fare delle endovenose anche prima delle partite. A distanza di almeno cinque anni, credo che la pratica sia ancora questa: fare i prelievi dopo le partite. Sì, la resistenza penso che sia rimasta.

Nel processo era stata proprio la Juve a richiedere una perizia super partes: perché?
Il processo andava avanti da un paio di anni. Era nato come un processo legato al fatto che erano stati trovati più di 250 farmaci nell’infermeria della Juventus. Poi i periti del dottor Guariniello visto che i calciatori facevano molto spesso prelievi di sangue, almeno ogni due mesi, avevano analizzato diversi dati relativi a questi risultati e quindi avevano visto che ci potevano essere dei sospetti che questi valori non fossero perfettamente fisiologici. Le due parti si scontravano e si era creata una situazione di stallo. Furono richiesti due periti, io per la parte del sangue e poi c’era il professore Muller, che era un farmacologo. Io ho ricevuto dal giudice dei quesiti specifici sui valori che erano stati riscontrati in questi calciatori e sul loro essere fisiologici.

Ricordiamo brevemente la perizia?
Mi ero trovato con una quantità di materiale enorme, perché c’erano tutti i calciatori seguiti al mondo. Analizzando questi valori e valutando l’andamento generale, alcuni casi specifici in cui c’erano dei movimenti di emoglobina e tenendo conto come parametro principale dell’antidoping la stessa emoglobina ho fatto la perizia. La domanda era se quei valori erano fisiologici o meno: quei valori non erano fisiologici, in generale potevano essere indicatori di una stimolazione esterna. Nel primo grado il giudice ha ritenuto che sia la mia perizia sia quella del Professor Muller fossero sufficienti per condannare il medico Agricola e non l’amministratore delegato Giraudo, che erano i due imputati. Mentre poi in appello c’è stata una sorte di insufficienza di prove. Il giudice scrisse che la mia perizia era fragile.

Nel libro scrive “A questo processo, senza saperlo, ti sei preparato da una vita.” Si aspettava l’atteggiamento che Le hanno riservato in aula gli uomini della Juventus? Che cosa ricorda dello Stile Juventus?
Sicuramente mi aspettavo che ci fosse una reazione, come normalmente avviene. Quello che si è verificato è stata una reazione compatta, decisa e con alle spalle una linea su come fronteggiare il problema, che la mia perizia costituiva e che loro evidentemente per qualche ragione non si aspettavano. Lei si ricordi che io ero un consulente della Federcalcio e questa è una cosa che se Lei la vuole interpretare si può interpretare, considerando quello che c’è stato dopo. Era evidente che io non ero sgradito come persona alla Juventus.

Almeno fino a quando non ha espresso la perizia…
Sì. Ero comunque un elemento che essendo legato alla Federcalcio potevo essere considerato come una persona affidabile. Anche perché dal momento della perizia in poi per me la Federcalcio è scomparsa. Non sono più stato convocato. Il mio lavoro di consulente, che era stato assolutamente impegnativo e frequente è finito: da quel momento in poi sono scomparso. Certamente c’è stata una reazione. Quello che io non mi aspettavo era una strategia basata sul discredito personale. Quando sono emerse le telefonate di Calciopoli si è visto che c’è stato un tentativo di andare a screditare prendendo informazioni sulle persone, andare a vedere le frasi dette nei precedenti processi che potevano essere usate in un contesto differente. Da questo punto di vista la reazione è stata un po’ come se si fosse calpestata una lesa maestà. Come a dire: che cosa vuole questo, come si permette? Si è cercato di arrivare a forme di discredito ridicole, è stato pure detto che ero un ultrà romanista. Questo fu detto due volte dall’avvocato nella sua arringa finale e anche dal dottor Giraudo in un’intervista al Corriere dello Sport.

Lei fa una cronaca molto dettagliata del processo, riportando dibattiti, interrogatori e testimonianze dei protagonisti della vicenda. Leggendo il finale si ha come l’impressione che sia mancato un passaggio. Mi spiego, il finale non doveva essere quello visto ciò che perizia e processo avevano fatto emergere. Come si è arrivati a quella sentenza secondo lei?
E’ frequente che nel processo l’appello ribalti il primo grado. Essendo basato su dati comunque indiziari, valutazioni dei periti è possibile che succeda questo. La sentenza d’appello è stata più tradizionalista, poi è arrivata la sentenza della Cassazione e la prescrizione. La parte relativa al sangue non poteva neanche essere affrontata dalla Cassazione perché avrebbero dovuto richiedere un’altra perizia. Io penso alla fine che il processo era abbastanza prevedibile, come è andato a finire. E’ un sistema che si è autogiustificato. Non mi ha sorpreso assolutamente.

Come è cambiata la sua vita dopo il processo?
Non è cambiata assolutamente per quanto riguarda la mia sfera personale e professionale normale. Soltanto la mia attività in questo campo è cambiata. Mentre prima di questo processo ero molto richiesto e attivo come consulente, dopo non più. Si sono sviluppate per fortuna diverse attività all’estero. Sono consulente della Wada (World Anti-Doping Agency) e lavoro anche come consulente di altre federazioni internazionali, impegnato in vari processi. E’ un’attività molto interessante e fatta all’estero, sembra avere un pochino più di trasparenza nelle cose che succedono.

Se buon sangue non mente la Juventus era da assolvere o da condannare?
Il sangue diceva soltanto quello che alla fine c’era nelle conclusioni della mia perizia. C’erano delle situazioni, dei comportamenti e dei valori ematologici che erano indicativi di una non fisiologia di alcune variabili. Il problema di assolvere e condannare stava al giudice, io non posso dare un giudizio in questo senso.

Neanche intimamente?
Posso solo dire che non ho assolto i valori di emoglobina.